Rassegna stampa 1 Congresso degli immigrati in Italia

Pubblicato il da Collettivo Immigrati Organizzati Torino

Immigrati a voce alta

di Carlotta Mismetti Capua. (26 aprile 2010) Fonte: l'espresso.it

 

La chiusura dei centri di espulsione. Una nuova legge sull'asilo politico. L'abolizione della tassa-capestro per chi rinnova un permesso. E il diritto di voto per chi nasce qui. Per la prima volta, gli extracomunitari d'Italia si sono riuniti a congresso. Per fare un partito? Non ancora. Ma...

 

«Oggi è la giornata della Liberazione dell'Italia e non è un caso», sorride Siddique Nure Alam Bachu.

 

Bengalese, Bachu presiede la sezione romana del Comitato Immigrati, che dopo sette anni ha deciso di rendersi visibile a tutti e darsi una missione politica, nel Primo Congresso nazionale degli immigrati che si è tenuto a Roma durante lo scorso week end, ospitato dai salesiani. «E' la liberazione oggi, ma ci sono libertà ancora non da ricordare ma da conquistare. Vogliamo un'altra liberazione, quella della convivenza sociale», spiega.

 

Il primo congresso degli immigrati che si tiene in Italia sembra un'iniziativa più sentita dello "sciopero degli stranieri" del marzo scorso, almeno a guardare i partecipanti: arrivati in duecento e più da tutta Italia, nel loro giorno di riposo, in una notte di pioggia torrenziale.

 

Nel cortile che fu dei ragazzi di Don Bosco Bachu va su e giù per due giorni, calmo come un cerimoniere, ad accogliere gli ospiti, richiamare all'ordine i partecipanti dei tavoli di discussione, e smistare i giornalisti. L'atmosfera è informale, ma densa. Le cose da dirsi sono tante e per nulla banali. «Quando manifestiamo non andiamo a fare una passeggiata. Se uno va adun corteo e poi non chiede niente in maniera forte e chiara allora vuol dire che non ha niente di importante da chiedere», spiega Mihai Muntean, presidente del Partito dei romeni d'Italia; nonostante la sua comunità non sia più alle prese con permessi di soggiorno ed espulsioni irregolari, continua a partecipare alla rete e alla lotta. Il loro partito per ora è simbolico, dice.

 

I delegati vengono quasi tutti dal Nord, dal Nord Est e dal Centro: solo una persona dalla Puglia, una dalla Campania e una Calabria, nulla per le altre regioni: silenzio anche dalla Sicilia, terra di sbarchi.

 

Il consiglio direttivo è diviso per etnia e regione di provenienza: quattordici nazionalità, otto regioni rappresentate. Molti degli attivisti sono uomini, soprattutto dal Magreb, dall'Africa e Sud-America, le donne sono sudamericane o dell'Est europeo. Pochi gli asiatici: «I filippini ci sono, ma stavolta non sono potuti venire», spiega Romulo Sabio Salvador, consigliere aggiunto del Comune di Roma.

 

«Noi tra di noi siamo tutti stranieri, e così qui ho scoperto anche io tante cose», racconta Roberto Montoya, portavoce e giornalista della stampa estera per la "Republica del Perù". «Andiamo spesso nelle sedi dei filippini o dei bengalesi, che sono molto attivi. I sudamericani e gli africani, invece, sono più pigri o più dispersi».

 

Nei tavoli si parla di scuola, famiglia, tasse, permessi, sindacato e di delusioni, tutti in cerchio. La lingua franca è l'italiano ma spesso anche il dialetto: Oxana, la ragazza che si occupa dei temi femminili, è ucraina e parla calabrese, Tahar è tunisino e spesso si esprime in veronese. Si parla di politica, in un modo diverso da quello che si vede in tv, il tempo è poco e il momento difficile. Lo ripetono tutti quelli che prendono la parola: «E' un momento difficilissimo in Italia». In queste discussioni si racconta poco del proprio paese e alla parola "immigrato" si prefersice quella "emigrato".

 

Nel documento di cui a tutti viene data una prima bozza – che in sei tavoli tematici viene discussa dai delegati – il Comitato si presenta, elenca le grandi tappe di sette anni di lavoro, le manifestazioni nazionali che hanno significato qualcosa, i seminari con i Sans papier francesi, svizzeri e spagnoli. Si elencano i numeri che dimostrano economicamente la presenza degli immigrati in Italia, vengono citate le lotte sindacali dei latino-americani negli Stati Uniti, rivendicata l'autonomia assoluta dai partiti e si spiega chiaro e tondo per cosa si lotta qui. Con una chiarezza esemplare, che nella politica della tv o dei comizi si è spesso persa.

 

Il documento è preciso e costruttivo. In pochi punti punti si spiega perché è necessario che gli immigrati si auto-rappresentino. Punto uno, no al pacchetto sicurezza introdotto da Maroni; punto due, abrogazione della legge Bossi–Fini; punto tre, cancellazione del protocollo tra ministero dell'Interno, Poste Italiane e patronato per il rinnovo dei permessi di soggiorno, protocollo che ha regalato allo Stato 500 euro per ogni domanda di regolarizzazione; punto quattro, rottura del legame tra permesso di soggiorno contratto di lavoro, che ora con la crisi rende fragile la posizione anche di quei lavoratori stranieri che sono qui da quindici anni, ma hanno perso il posto e rischiano l'espulsione; punto cinque, una legge efficace per i rifugiati e i richiedenti asilo, perché il diritto di asilo è un diritto universale e i respingimenti hanno fatto si che le domande si siano dimezzate, anche se secondo l'agenzia delle Nazioni Unite in Italia ve ne sono meno di 50 mila contro le 600 mila in Germania e le 300 mila nel Regno Unito; punto sei, il diritto di voto per chi è residente qui e per i figli nati qui; punto sette, la chiusura dei Centri di Identificazione ed Espulsione; punto otto, il rispetto del diritto di istruzione di tutti bambini.

 

Tra un tavolo, un ospite e una sigaretta in cortile, si parla anche dell'idea della Consulta degli Stranieri, inventata da Veltroni, vista come un contentino al posto del diritto al voto: «E' incostituzionale, che altro dire?» spiega Roberto Montoya. «Non mi sta bene che si dica solo che siamo il 10 per cento del Pil italiano, siamo anche cittadini, non conti correnti», si scalda una giovane africana venuta dalla Toscana.

 

E i politici? Doveva esserci Nichi Vendola, ma non è venuto. C'erano invece Stefano Pedica dell'Italia dei Valori e Luigi Nieri di Sinistra e Libertà. C'era poi Livia Turco, la cui vecchia legge sull'immigrazione non è mai piaciuta e ora è responsabile per il Pd dei problemi dell'immigrazione: «Di questo congresso penso tutto il bene possibile, è importante che gli immigrati diventino protagonisti con le loro facce e le loro storie di una battaglia del paese. Partiti e associazioni faranno la loro parte, il Pd non l'ha fatta, non ho problemi a dirlo». E poi: «Chiedo il vostro aiuto, per fare delle proposte in Parlamento. Aiutateci», dice alla platea, strappando l'applauso.

 

Fischi invece ogni volta che viene pronunciato il nome di Gianfranco Fini, seppure assente: il presidente della Camera ha dato il suo nome a una legge che molti patiscono sulla propria pelle, e degli strappi con Berlusconi qui non importa niente a nessuno.

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Un Congresso «per dar voce ai lavoratori»

da Il Manifesto del 25 Aprile 2010

«Se oggi siamo qui è perché sappiamo di avere un dovere storico nei confronti delle generazioni future: quello di creare un'organizzazione capace di rappresentare quei quattro milioni di stranieri che in questo Paese non hanno ancora né voce né diritti». Con questa dichiarazione di intenti, espressa con forza in apertura dei lavori da Luz Miriam Jaramillo, colombiana, è stato inaugurato ieri a Roma il primo Congresso Nazionale degli immigrati italiani.

Due giorni di confronto promossi dal Comitato Immigrati in Italia, organizzazione di auto-rappresentanza che, dal 2002, si batte per la promozione e la difesa dei diritti dei cittadini immigrati. Oltre duecento delegati, di decine di etnie diverse e provenienti da tutte le regioni italiane, si sono alternati al microfono durante la presentazione della prima giornata, ribadendo in modo unanime l'urgenza di prendere coscienza del peso dei migranti nella società italiana. Se infatti è ormai noto che i migranti rappresentano il 10% della nostra forza lavoro, quello che i loro rappresentanti presenti hanno voluto sottolineare è invece il contributo umano, prima ancora che culturale, di questi quattro milioni di persone che arrivano nel nostro paese alla ricerca di condizioni di vita migliori.

«Dall'Asia, dall'America Latina, dall'Africa, siamo venuti qui per cercare di riappropriarci di un concetto antico - ha spiegato Roberto Montoya, portavoce nazionale del Comitato - quello della 'polis', che certamente vuole dire condivisione dei diritti e dei doveri, ma anche scambio di idee e partecipazione attiva alla vita sociale». Un primo Congresso nazionale che si caratterizza per concretezza e forza propositiva, espresse in dieci tavoli tematici che si pongono l'obbiettivo ambizioso di elaborare, al termine dei lavori, «il punto di vista unitario degli immigrati» sulle questioni centrali dell'agenda politica del Paese: lavoro, casa, sanità, istruzione, diritti, famiglia, imprenditoria, laicità, cittadinanza, immigrazione.

Dopo una mattinata di dialogo, nelle prime ore del pomeriggio l'assemblea ha ospitato gli interventi di ospiti politici, sindacalisti e numerosi attivisti italiani delle associazioni antirazziste, esplicitando la volontà di coinvolgere nella riflessione sui temi del dibattito tutti coloro che siano veramente interessati a dare un contributo concreto alla nascita di questo nuovo soggetto sociale. «Non vogliamo costituirci in un nuovo sindacato o in un nuovo partito politico - chiarisce Edgar Galiano, fra primi fondatori del Comitato Immigrati - ma proporci in un modo nuovo come 'la voce degli immigrati' in Italia; perché, è vero, abbiamo un debito di riconoscenza verso quanti in questi anni ci hanno difeso e si sono battuti per noi, ma è arrivato il momento che siano gli immigrati a parlare per gli immigrati, il primo passo di un concreto cammino interculturale».

 

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Primo congresso nazionale: gli immigrati verso un'unica struttura rappresentativa

(Ludovica Jona) © Copyright Redattore Sociale

 

Centoventi delegati provenienti da 9 regioni italiane si sono riuniti il 24 e 25 aprile a Roma per eleggere il consiglio nazionale. Presto la scelta di un portavoce. Elaborate posizioni condivise su questioni d'interesse comune

 

ROMA - Uno o più delegati per città, provenienti da nove regioni italiane - in prevalenza del centro-nord e del nord-est - in rappresentanza di numerosissime associazioni di migranti, che fan riferimento alle comunità nazionali di origine, oppure a interessi comuni (gruppi di donne, lavoratori, appartenenti a religioni). Sabato 24 e domenica 25 aprile, circa 120 rappresentanti di immigrati - prevalentemente africani, sudamericani e asiatici, ma non è mancata una rappresentanza dell'est Europa - si sono riuniti nel centro dei Salesiani di via Marsala a Roma, per trovare una voce comune e unire le forze per il raggiungimento di obiettivi condivisi. "La nostra presenza raggiunge circa il 6,5% della popolazione residente in Italia e forniamo all'economia nazionale circa il 10% del prodotto interno lordo, tuttavia il nostro potere decisionale è pari a zero", si afferma nel documento dei lavori. La giornata di ieri si è conclusa con l'elezione di un consiglio nazionale di 33 membri, all'interno del quale sarà presto nominato un portavoce per la durata di tre mesi, e un esecutivo di 13 membri che durerà un anno, fino al prossimo congresso del Comitato degli Immigrati in Italia, che si terrà a Brescia.

 

"Nato nel 2002, il movimento degli immigrati in Italia ha operato inizialmente sotto forma di rete di comitati - spiega Roberto Montoya, originario del Perù, portavoce del Comitato degli Immigrati in Italia e promotore del congresso -, portando avanti battaglie, quali l'organizzazione di manifestazioni per i diritti dei migranti, azioni legate ai sindacati, informazione delle comunità immigrate e pressioni verso le amministrazioni per venire incontro su temi come casa, scuola e salute". Con questo congresso l'intenzione è fare passi avanti per l'organizzazione di una vera e propria struttura rappresentativa degli immigrati in Italia. Nella due giorni di lavori, oltre all'elezione degli organi rappresentativi, sono state create 10 commissioni che hanno elaborato documenti comuni su temi di interesse condiviso: diritti politici, cittadinanza, lavoro, imprenditoria, scuola, religioni, casa e salute.

 

"Non vogliamo essere rappresentati né da partiti, né da sindacati, né da associazioni italiane, anche se non escludiamo alleanze e collaborazioni", dice Moustapha Wagne, senegalese dagli anni '90 in Italia, che dopo una quasi decennale esperienza nella Cgil oggi lavora a tempo pieno all'interno del Coordinamento Migranti di Verona, che è finanziato dai 3.130 immigrati tesserati nella sola provincia veneta. "Ho lasciato la Cgil perché si occupa degli immigrati solo nell'ambito di questioni lavorative – continua - mentre ritengo necessario portare avanti battaglie anche fuori dalle fabbriche". "Questo congresso è molto importante per darci una voce indipendente e unitaria – aggiunge - cosa che è mancata, per esempio, durante i fatti di Rosarno".

La partecipazione di diversi esponenti di partito, tra cui la parlamentare del Pd Livia Turco, che ha parlato al termine dei lavori di ieri, è stata apprezzata, ma anche criticata: "Vengono qui a parlare di quello che non sono stati capaci di fare e che quindi dobbiamo fare da soli", dicono alcuni delegati. "Non vogliamo essere strumentalizzati per la carriera di altri, vogliamo parlare con una nostra voce", ripetono in molti.

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 Immigrazione oggi:  http://immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=001717

Agenzia Fidest: http://fidest.wordpress.com/2010/04/21/primo-congresso-nazionale-degli-immigrati/

AGI: http://www.ong.agimondo.it/notizie-in-tempo-reale/notizie/201004251930-cro-rt10052-migranti_il_primo_congresso_nazionale_degli_stranieri_d_italia

Carta: http://clandestino.carta.org/2010/04/26/si-e-concluso-il-primo-congresso-del-comitato-immigrati-in-italia/

 

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